Da Imola

6 dicembre 2008 at 2:30 pm (diario, psicocazzate)

Gentile dottoressa,

Con riferimento alla Sua domanda di partecipazione, si comunica che con determinazione del Responsabile dell’unità operativa risorse umane bla bla, questa azienda U.S.L. ha approvato la graduatoria generale finale relativa alla procedura di cui all’oggetto, nel quale la S.V. risulta classificata all’11 posto con punti 34,10 su 55 di cui 32 su 40 nel colloquio.

Bla bla bla bla bla bla…

Traduzione: il mio cv non vale un piffero e questo lo sapevamo… ma mi sono classificata 11esima su 53. Sono tutta molto emozionata. 32 punti su 40 di colloquio è tanto, no? E ok, la domanda era davvero cretina, ma 32 punti su 40 è ok… bello!

Me felice.

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Padova, 4 Dicembre 2008

4 dicembre 2008 at 10:50 pm (politica)

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Aggiornamento

29 novembre 2008 at 11:16 pm (diario, psicocazzate, psicologia)

Ovviamente la borsa di studio era super assegnata. Appena usciranno i risultati vi comunicherò anche come mi sono piazzata su 53 candidati. Non aspettatevi nulla, il mio voto di cv era veramente basso, appena 2.1 su 15. 

Comunque, arrivata a Imola, dopo aver fantasticato sulla stanza della luna con Frenzy, la vedo in stazione. E’ lei o non è lei? Sì sì è lei! Ci riconosciamo, ci salutiamo… che bello vederla! Chiedo – Professoressa, Lei è in commissione? – e lei mi dice tutta seria – No no, provo anche io la borsa di studio – Gulp. Ebbene sì, io e una mia prof della scuola di specializzazione abbiamo fatto la stessa selezione per la stessa borsa di studio super assegnata. Gulp. Ho resistito alla tentazione di girarmi e tornare a casa solo mossa dalla curiosità di fare una selezione pubblica. Per la strada lei, che parlaparlaparla, mi parla della sua situazione precaria tutt’oggi, della necessità di integrare uno stipendio più sicuro con quello del ministero. Io l’ascolto, interagisco, e intanto mi sento lo stomaco diventare un origami… se una mia prof è in sta situazione io sono fottuta! Arriviamo. Ci ficcano tutti e 53 in una stanzetta senza finestre e annunciano come si svolgerà la selezione. La reclusione in quella stanza sarà permanente fino al proprio turno, non si esce nè per mangiare nè per fumare. Sequestro di persona! Chiamate nella stanza si dovrà pescare una domanda tra 12, firmarla e rispondere. 15 punti di curriculum, 40 di colloquio. 40 di colloquio? Ok, se c’erano dubbi che fosse assegnata, adesso è certo. Diventiamo tutti insofferenti chiusi nella stanza o a ciondolare per i corridoi. Chiacchieriamo tra noi, nell’attesa del nostro turno. Il mio arriva relativamente presto, dopo circa 2 orette. Sono entrata, ho pescato una domanda, l’ho firmata sul retro e l’ho letta. Una scemenza di dimensioni epocali, sulla quale ci sarebbe stata l’opportunità di scrivere un trattato: “La violenza sulle donne è trasversale a classi economiche e culture? Conseguenze psicofisiche e sociali dell’abuso”. Ok, facilissima. Passo i primi minuti a spiegare che in realtà non esistono cause ed effetti e mao mao, la rete sociale supportiva più o meno health protective, bla bla, costruzione sociale del fenomeno abuso… mi guardano strano. Dico “Depressione, ansia, sintomi da stress post traumatico, disturbi del comportamento alimentare ecc”. Sorridono, annuiscono, mi salutano. Tutto qui. Chilometri su chilometri per neanche cinque minutini di colloquio, con una domanda davvero stupida, la cui risposta era… vabbè, lasciamo perdere. Blea.

Esco. La mia prof, prima che entrassi lasciandola in mezzo a tutti gli altri candidati mi ha regalato una cicca. L’accendo e le scrivo con un sms la domanda che mi hanno fatto. Mi viene da ridere, come a scuola. “Mi hanno chiesto così così così, in bocca al lupo ci vediamo a scuola”.

Altro tentativo consegnando un cv tra qualche giorno.

E sì, ne ho le palle piene e la stanza della luna è proprio lì.

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La stanza della luna

26 novembre 2008 at 10:23 pm (diario)

A casa fa caldissimo. Anche qualche anno fa, quando abitavo in quella casa, dormivo con le finestre aperte. La prima notte che ho dormito in quella casa, ho dormito da sola. E avevo paura. Tantissima. Ho tenuto la persiana alzata per far entrare la luce della luna. Casa mia.

Ieri notte ho dormito là. E non avevo paura. Ci torno a dormire, di tanto in tanto, ma mai per piacere. Mi serve come punto logistico, d’appoggio, ma non è che mi vada di andare a trovare casetta mia. Ci dorme Lei, ora. Lei è bella e ha reso quella camera – che non era camera mia – bellissima. Camera mia è quell’altra. Ci dorme altra gente, ma è pur sempre camera mia. Beh, camera di Lei, invece, ha un grande letto matrimoniale, ed è rosa e rossa ovunque, piena di veli e luci soffuse. Ci stendiamo lì. Lei mette una musica dolce che io non conosco. Io guardo la posta. Chiacchieriamo un pochino, così. Abbiamo fame, ma è presto. Allora aspettiamo, che ci mangiamo poi? Ti offro la pizza dell’amicizia… ma io ho fatto la spesina dell’amore. Ok ok, però prima tisanella di frutta. Buona la tisanella di frutta, e sì che di solito non mi piace. Questa volta sì, tantissimo. Buona. Poi ci mangiamo un ovetto a testa con le patatelle. Lei si mette tutto il tuorlo in bocca e io rido.

Ancora chiacchiere a letto. Ognuna ha un piumone, ma fa caldissimo. Fa troppo caldo, davvero. Io non so dove mettere i piedi. Sotto le coperte? Sopra le coperte? Lei apre un pochino la finestra. Sì che fa caldissimo. Chiacchieriamo. Ci accarezziamo le braccia e chiacchieriamo. Lei parla di Lui. Io di Lui e di altro. Lei ha paura, ma non c’è ragione. E’ in un’altra stanzatta e quella vecchia se l’è lasciata alle spalle. Nuova stanzatta tutta buia, e ora bisogna trovare una lucina. A tentoni, ma la troviamo. Come ha trovato la chiave giusta per entrare in questa nuova stanza. Lei dice sì. Anche io dico sì. Parlo di Lui. Dico sì. Un po’ ci inseguiamo nei discorsi e un po’ vaghiamo per conto nostro. Ci riacciuffiamo, ci interrompiamo. Troviamo un nostro ritmo. Facile. Diciamo che sarebbe bello vincere la borsa di studio e rimanere qualche giorno là. Sarebbe bellissimo. Anzi no, sarebbe giusto.

Allora senti, a me quella casa calda piace. Ed io penso a come potrei arredare la mia stanzetta. La vorrei azzurra e arancione. Ma poi arancione, hai ragione tu, è troppo forte. Allora la vorrei azzurra ma non troppo azzurra che poi, hai ragione tu, diventa fredda. Voglio che sia la stanza della luna. Non so se sono pronta per il letto matrimoniale io, ma sono pronta per Milo Manara ovunque sulle pareti e anche la locandina di Ken Park. E voglio condvidere il frigo assieme a te. E che non ci sia nulla di mio o di tuo. Ci sia la nostra spesa. E sapere che ci sarà sempre musica in quella casa. E un buon odore. Sai cosa voglio dire, vero? Una stanza azzurra, la stanza della luna. E tu nella tua rosa, la stanzina rosa e rossa. Calda. Caldissima.

C’è qualcosa di magico in quella casa…

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Sulla donazione di organi

15 novembre 2008 at 8:21 pm (diario, diritti civili, psicocazzate, psicologia)

Ringrazio di cuore Frenzy per la segnalazione… poi dici che i rapporti tra gli esseri umani non sono sessuati…

 

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Borsetta di studio

12 novembre 2008 at 7:20 pm (diario, psicologia)

Oggi ho spedito i documenti per partecipare alla selezione per l’assegnazione di una borsa di studio dell’ausl di Imola, “dai gesti alle parole: studio prevenzione e presa in carico delle situazioni di maltrattamento delle donne e dei bambini”; oltre a uno studio sul fenomeno ad imola, si dovrebbero svolgere dei laboratori nelle scuole medie e superiori sulla parità tra i sessi (uff, si lo so che si dice generi, ma nel bando c’è scritto così, uff!!!!). Sembra fatta apposta per me. Coincide tutto: lavoro come psicologa scolastica, ho un master sull’abuso all’infanzia e all’adoescenza… e una casa a Bologna.

17 ore settimanali, 11 mesi.

E vabbè, lo so pure io che è blindatissima sta borsa di studio, ma ormai il mio guru è Masaccio che s’è quasi preso un dottorato studiando una materia di cui fino al giorno prima ignorava l’esistenza (parole sue, su gtalk). Quindi la provo sta selezione… vediamo almeno come mi piazzo in graduatoria 😉  

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Grazie, ma non serviva

12 novembre 2008 at 2:37 pm (politica)

Su Repubblica un articolo su di un documento eccezionale: i poliziotti avrebbero introdotto delle molotov alla Diaz per giustificare l’aggressione chilena nei confronti dei manifestanti, nel luogo che ospitava il punto stampa del Genoa Social Forum. E fin qua, nessuna novità. L’eccezionalità starebbe nel fatto che ora ci sarebbero addirittura le foto. Uau, le foto. Di foto di Genova siamo stracolmi. Che quelle molotov son state introdotte da fuori lo sapevamo. Tutti. Lo sappiamo noi, lo sanno i poliziotti, lo sanno gli avvocati, lo sanno i giudici. Lo sanno in Italia e lo sanno all’estero. All’estero lo sanno un po’ più che in Italia. Come sappiamo che Placanica forse c’entra meno di quanto si creda con l’omicidio di Carlo Giuliani. Bel documentario. Inutile, ma bello. 

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Dalle stronzate della Binetti

9 novembre 2008 at 11:03 pm (diritti civili, politica, psicologia)

Libera nos domine.

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Sognare fa bene alla pelle

9 novembre 2008 at 9:40 pm (diario, politica)

In realtà di Obama non voglio parlare. Un po’ perchè ne parlan tutti e io mi stufo, un po’ perchè condivido anche le virgole di quanto ha scritto lui, un po’ perchè oggi come oggi il mio interesse per la politica estera in realtà è più o meno riassunto in questo sito qui. Se vogliamo discutere politicamente ok, facciamo tutte le valutazioni del caso… ma se vogliamo andarci di pancia – eddai per una volta! – viene da sorridere a vedere un Capo del Pianeta come quello. Bello, giovane, e nero. Non abbronzato, nero. Nero. N.e.r.o. Nero chiaro, nero stinto, mettetela come volete. Ma nero. Nero il giusto: abbastanza nero da far sussultare il cuore, abbastanza poco nero da non far spaventare gli americani. Giusto.

Certe cose sembrava di poterle solo sognare. E che fossero sogni stupidi, sogni in cui non si capivano i rapporti di forza, le regole del contesto o come cavolo volete definirle. Sogni così per sognare. Non faccio politica da un bel po’ ormai, principalmente perchè non mi dà più emozioni. Il rapporto con le compagne e i compagni (perchè per me questa parola ha ancora un senso) rimane, più o meno… ci si annusa, ci si riconosce, si condividono basi e presupposti, pur nelle differenze, si sa di stare tutti da questa parte della barricata. Ma questo non basta. Non basta a me. E non sto a discutere se è giusto o sbagliato. Non mi basta. Non ho un sogno mio, non condivido quello degli altri. La sinistra, la mia sinistra, invischiata nella palude del tiriamo a campa’ fino alle europee, si sta riducendo ad un groviglio di scissioncine senza prospettiva, imbellettate di presunte nuove proposte… seeeeeeeee come no, Marco Rizzo e Nichi Vendola, alla faccia… Bu niente sogni niente politica.   

Poi, chiamatelo effetto Obama o effetto lamiapsicoterapiafunziona, mi sono trovata improvvismanete con un sogno per le mani. Anzi in testa, piazzato in testa. Non so come ci sia entrato ma non mi esce. Un sogno privato o forse politico… un po’ privato e un po’ politico, un po’ entrambi dato che – nella mia epistemologia di sinistra dritticiviloide –  privato e politico sono intrisi l’uno dell’altro, e compenetrati. Ho sognato le amministrative del prossimo anno, qui nei comuni della mia zona. Chissà se ce la facciamo pure noi. Magari non proprio qui qui dove abito io, più verso sud intendo. Magari in un comune piuttosto grande con una storia amministrativa un po’ travagliata. Vuoi vedere che ce la facciamo? E vuoi vedere che se ce la facciamo allora io posso realizzare il mio sogno privato? Un sogno gigante, di quelli tipo “da grande farò la ballerina” o “da grande farò l’astronauta”, uh! Un sogno mio. Tutto mio. Ma posso realizzarlo solo se le amministrative l’anno prossimo vanno in quel determinato modo. Mi sento così eccitata a riavere un sogno. Vuoi vedere che stavolta ce la si fa? Vuoi vedere che…

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Desco competition parte II

1 novembre 2008 at 2:44 pm (diario)

Mi stupisce che il nostro cuoco di fiducia debba ancora scrivere qualcosa sulla delizia di ricoprire sardee con cipolle cotte in olio, aceto, vino bianco, uvetta e pinoli. Pesci lasciate macerare qualche giorno e poi mangiati e tocciati col pane. Tocciati, tocciati, tocciati. Ruttini cipolli tutta la notte!

Ma sapevate che si può fare anche la zucca al forno coperta di saor? Una cosa da sballo! Oggi l’ho cucinata, ora Stepho mangia, poi si commenta.

 

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