Aggiornamento
Ovviamente la borsa di studio era super assegnata. Appena usciranno i risultati vi comunicherò anche come mi sono piazzata su 53 candidati. Non aspettatevi nulla, il mio voto di cv era veramente basso, appena 2.1 su 15.
Comunque, arrivata a Imola, dopo aver fantasticato sulla stanza della luna con Frenzy, la vedo in stazione. E’ lei o non è lei? Sì sì è lei! Ci riconosciamo, ci salutiamo… che bello vederla! Chiedo – Professoressa, Lei è in commissione? - e lei mi dice tutta seria - No no, provo anche io la borsa di studio – Gulp. Ebbene sì, io e una mia prof della scuola di specializzazione abbiamo fatto la stessa selezione per la stessa borsa di studio super assegnata. Gulp. Ho resistito alla tentazione di girarmi e tornare a casa solo mossa dalla curiosità di fare una selezione pubblica. Per la strada lei, che parlaparlaparla, mi parla della sua situazione precaria tutt’oggi, della necessità di integrare uno stipendio più sicuro con quello del ministero. Io l’ascolto, interagisco, e intanto mi sento lo stomaco diventare un origami… se una mia prof è in sta situazione io sono fottuta! Arriviamo. Ci ficcano tutti e 53 in una stanzetta senza finestre e annunciano come si svolgerà la selezione. La reclusione in quella stanza sarà permanente fino al proprio turno, non si esce nè per mangiare nè per fumare. Sequestro di persona! Chiamate nella stanza si dovrà pescare una domanda tra 12, firmarla e rispondere. 15 punti di curriculum, 40 di colloquio. 40 di colloquio? Ok, se c’erano dubbi che fosse assegnata, adesso è certo. Diventiamo tutti insofferenti chiusi nella stanza o a ciondolare per i corridoi. Chiacchieriamo tra noi, nell’attesa del nostro turno. Il mio arriva relativamente presto, dopo circa 2 orette. Sono entrata, ho pescato una domanda, l’ho firmata sul retro e l’ho letta. Una scemenza di dimensioni epocali, sulla quale ci sarebbe stata l’opportunità di scrivere un trattato: “La violenza sulle donne è trasversale a classi economiche e culture? Conseguenze psicofisiche e sociali dell’abuso”. Ok, facilissima. Passo i primi minuti a spiegare che in realtà non esistono cause ed effetti e mao mao, la rete sociale supportiva più o meno health protective, bla bla, costruzione sociale del fenomeno abuso… mi guardano strano. Dico “Depressione, ansia, sintomi da stress post traumatico, disturbi del comportamento alimentare ecc”. Sorridono, annuiscono, mi salutano. Tutto qui. Chilometri su chilometri per neanche cinque minutini di colloquio, con una domanda davvero stupida, la cui risposta era… vabbè, lasciamo perdere. Blea.
Esco. La mia prof, prima che entrassi lasciandola in mezzo a tutti gli altri candidati mi ha regalato una cicca. L’accendo e le scrivo con un sms la domanda che mi hanno fatto. Mi viene da ridere, come a scuola. “Mi hanno chiesto così così così, in bocca al lupo ci vediamo a scuola”.
Altro tentativo consegnando un cv tra qualche giorno.
E sì, ne ho le palle piene e la stanza della luna è proprio lì.