Desco-competition

6 Settembre 2008 at 7:08 pm (consiglio, diario)

Lo so, lo so, non posso competere col Maestro, ma lasciatemi illustrarvi questa prelibatezza:

Taboulè (per 4 persone):

Preparate il cous cous, lo trovate pronto in grani, basta aggiungerci acqua bollente, sale, burro e sgranarlo con una forchetta. La proporzione è tanta acqua quanto cous cous. Per quattro persone vanno bene 250 grammi. Mentre aspettate che il delizioso cous cous si raffreddi preparate le verdure: menta fresca, pomodori (300 g), un cetriolone, cipollotto o mezza cipolla normale, una scatola di ceci lessati. Prezzemolo. E… limone a pezzettini. Giuro, non è per prendere per il culo il Desco e la sua celeberrima ricetta di cui potete trovare testimonianze qui e qui. Il limone ci va e ci sta benissimo. Condite le verdure e aggiungete il cous cous. Servite freddo. Mangiate con gusto, possibilmente in faccia ai leghisti!

P.S. La ricetta me l’ha data Valentina (LaVale), la maestra di cucina del centro che ha gli occhi blu come questo blog!

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Dalle stalle alla (Maria) Stella

6 Settembre 2008 at 8:36 am (diario, politica, psicologia)

Tra le mie attività al diurno, mi capita di gestire assieme ad un bravissimo collega un gruppo di sostegno lavorativo per gli utenti che stanno svolgendo corsi di formazione o tirocini sottosottosottosottopagati (1,5 euro l’ora, sappiatelo). Mi piace questa attività. E’ tra le mie preferite. Un po’ di tempo fa raccontavo ai ragazzi e le ragazze del gruppo, che il lavoro ha le sue regole che bisogna conoscere, possiamo non approvarle, ma dobbiamo conoscerle per poter giocare almeno lo stesso gioco dei colleghi. Chiaro no? Non si può pensare di giocare a pallavolo con le regole del calcio. Si è destinati a perdere. Tutti convinti i miei ragazzi. Alcuni vengono assunti eh! Sono uno sballo da quanto sono contenti. Impauriti ma contenti. Altri cifacciamosentirenoi, illusi e mai più ricontattati. Ma il gruppo va avanti e gestisce anche queste frustrazioni. Capita talvolta che ci si soffermi sugli errori commessi. L’equazione è facile per molti di loro: “non mi assumono = è colpa mia, sono inadeguato, sono psichiatrico”. Si ragiona sul merito. Sull’importanza di imparare le regole, sul fatto che talvolta sono necessati dei giri di prova per interiorizzarle. Talvolta serve gicare “sott’oio” come si faceva anni fa per strada. Tutto chiaro, no? In definitiva io ci vado giù abbastanza dura, saranno i miei rigidi costrutti di sinistra, o che ne so, ma per me lo studio e il lavoro sono il metro del riscatto sociale. Devi dare il massimo, essere all’altezza del tuo compito, sempre! Non mi importa se sei un utente psichiatrico, devi giocare al meglio tutte le tue carte senza barare, io ti aiuto a comprendere le regole del gioco e faccio il tifo per te.

Poi arriva sta stronza della Gelmini, ministra dell’istruzione, e racconta di come da Brescia abbia fatto l’Esame di Stato a Reggio Calabria per poterlo passare subito. Lo racconta senza vergogna, anzi adducendo come motivazione il fatto che – poveretta! – i suoi non potevano mantenerla agli studi a lungo, e allora invece che farsi il culo quadro come tutti noi, la nostra Maria Stella è andata a fare l’esame al sud, dove c’era una consuetudine di ammessi all’orale tripla rispetto a quanto avveniva nelle commissioni padane. Tutto spiegato qui. In culo alla meritocrazia senza ritegno! Trallallero trallallà. Allucinante. Non solo dice tranquillamente che al sud gli esami sono più elastici (e fin qua la Lega è d’accordo e c’è pace a destra), ma sostiene anche che sia giusto approfittarne se questo è funzionale alla propria rapida realizzazione. Questa è la stessa che parla del merito. E’ lei!

Massì, in realtà ha ragione lei e sono io che non ho ancora capito un cazzo.  

Sono avvilita. E non tanto per me che ormai sono irrecuperabile, e continuo ad essere calvinisticamente convinta che ce la farò in virtù del fatto che sono brava, mi impegno tanto e il Signore se ne accorgerà prima o poi… convinzione smentita da anni di evidenze, ma pazienza. No, no, io sono avvilita perchè sono mesi che dico ai miei ragazzi che non si gioca a pallavolo con le regole del calcio, quindi insegno loro e regole della pallavolo.

Ma il mondo del lavoro è una gigantesca danza tribale che non ha nulla a che fare con le regole sulle quali lavoro con loro. Niente. Gnente. Se la ministra dell’istruzione dichiara candidamente di aver passato un esame fuffa, la ministra per le pari opportunità ha fatto una carriera piuttosto lampo, e nessuna delle due ritiene necessario dare le dimissioni… forse io sto preparando i ragazzi e le ragazze del gruppo lavoro al massacro: insengo le regole della pallavolo per mandarli al ristorante, o al ballo di fine anno, o a un concerto lirico, a un pogo punk.   

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