Dipartite
Daniela lascia La Destra e Flavia lascia l’Isola… possibile che mi togliate tutti i divertimenti?
E’ lui!
Sondaggio: Nicola assomiglia di più al grande Lebowsky (di cui possiamo ammirare un pupattolo di plastica attendendo che mettano in commercio anche quello del nostro consigliere… così Tommy può iniziare a prenderlo a calci) oppure al principe Emanuele Filiberto (suo probabile gemello separato alla nascita)?
Abbia inizio il voto!
The Vatican Girl, ovvero come ti faccio ministro del governo ombra la vecchia dell’Ace Gentile

Appello di Luna di Giugno e Stefano: vi preghiamo, qualcuno ci trovi la foto della vecchia della pubblicità dell’Ace Gentile, che - da quanto ricordiamo – ha una somiglianza inquietante con questa signora qua sopra che, invece di insultare la nuora che non sa lavare le lenzuola e a cui si strappa irrimediabilmente la camicetta, va in tivvù a fare sembrare un genio la Gelmini!
Ad un dibattito in tivvù con la Gelmini, prototipo della giovane nuora fica e convinta dei suoi lavaggi, la Signora Maria Pia replicava con un tono da “Maria Stella, tu sbagli candeggio!”. Nota bene che Maria Stella veste griffato e candeggiato dalle migliori candeggerie.
Ora, non fosse che siamo profondamente convinti che la Gelmini sia un mostro al cui cospetto rivalutare la povera e a questo punto compianta signora Moratti, il nostro spirito di solidarietà nei confronti delle nuore vittime di cotali suocere affettacoglioni ci avrebbe irrimediabilmente portati a sentenziare “ha ragione la Gelmini”.
Signora Maria Pia, anche Lei, avrà qualche nipote a cui cucinare torte margherite e raccontare che “all’epoca mia…”, no? Non ne ha? Se ne procuri qualcuno!
Quella che fa politica
Oggi alla scuola di specializzazione era giornata di conferenza. Facciamo che sorvolo sui miei dubbi rispetto alla scuola di specializzazione e alla mia identità di psicologa, altrimenti occupo tutto il post a dire che la ricreazione sta per finire e che tra poco sarà ora di fare qualche scelta… vabbè, fino a che la campanella non suona, proviamo a parlare di altro.
Oggi alla conferenza c’erano anche i colleghi di Padova. Un po’ li conosco, uno di loro era iscritto al partito quando facemmo la prima scuola di formazione ad Asiago. Fumiamo una sigaretta assieme parlando del più e del meno. E succede che tutti si affrettano a dirmi che il professor A.M. mi ha citata quando ha fatto lezione a loro. Ha detto loro che l’ho fatto riflettere su di una particolarità della condizione operaia attuale alla quale non aveva ancora pensato. Non si ricordava il mio nome, diceva “quella ragazza del primo anno, che fa politica”.
La ragazza del primo anno che fa politica. Continuo a riflettere su questo da qualche tempo. Esattamente non riesco a capire perchè “fare politica”, qualsiasi cosa significhi, abbia questo appeal tra le persone. Non capisco perchè di me abbia detto “quella ragazza che fa politica” e non “quella psicologa interessata ai diritti civili”, per esempio. Ogni volta è come se io non fossi una psicologa per davvero. La mia identità politica, appena disvelata, diventa l’unica alla quale si riesce a fare riferimento. Incuriosisce, fa paura, fa rabbia, piace. Quello che scatena è un ventaglio di possibilità. Fa uscire dall’anonimato. Sei la ragazza del primo anno che fa politica. Sono avvilita. Sono stufa di quest’etichetta stampata e che non corrisponde più a nessuna scelta da parte mia. Io non voglio più essere “quella che fa politica”, non voglio più essere solo quella che fa politica.
Come l’altro giorno, stessa sensazione. Sede ti tirocinio, riunione. Il grande capo si alza, apre la finestra e fuma, mi chiede di fronte a tutte le psicologhe “Riesci a farci avere un contatto in consiglio regionale?” certo che ci riesco, nessun problema. Riesco ad organizzarti un incontro col consigliere, certo. Il punto è che non voglio.
O voglio. Boh. Perchè oggi il partito mi manca, sapete? Mi manca il confronto che avevo talvolta all’interno del mio partito, mi manca sudarmi la linea politica, mi manca crescere. Mi manca crescere. Mi manca crescere. Sembra irreale, eppure io sono creciuta davvero in un partito che ho criticato aspramente in ogni situazione in cui è stato possibile. In mezzo a quei compagni che mi hanno messo i bastoni fra le ruote perchè poco ortodossa. In mezzo a chi mi ha detto brava solo alla fine, io sono cresciuta. Mi manca. E non so se è solo perchè mi sento mille volte più sola da quando ho mollato.
E a fare politica ero bravina. Solo sui miei temi, eh, nulla più. Solo in quello spazio che mi ero ritagliata. Donne, froci, nani e ballerine, per usare un ritornello con cui mi gingillava Emiliano.
Adesso questo non c’è più. E’ tutto così autoreferenzale. Anche il mio modo di fare psicologia lo è. Il mio modo di non essere psicologa. Manca il contesto, il cinese lo puoi imparare sui libri ma non è come essere in Cina. Ho paura che succeda di nuovo come a T.A., per questo apro i libri, li chiudo. A cosa mi serve? Tanto la ricreazione sta per finire e i prof di me si ricordano sulla base del fatto che sono “quella che fa politica”, quello che avrei voluto fosse il mio tutor manco mi ha voluta incontrare fino a che non ha provato a scrivere il mio nome e cognome su google per vedere chi sono.
E boh, sento che qualcosa sta stridendo e mi sento malinconica. Anzi no, non sono malinconica, sono arrabbiata. Ho voglia di sbattere i pugni e anche un po’ di piangere. Avevo parlato di un sacco di cose a M. e tutto quello che ha rilevato era che facevo politica.
No, non faccio più politica e quando la faccio non ve lo vengo a dire. Faccio la psicologa. E fotte un cazzo se voi siete circondati da psicologi e ne avete le palle piene e trovate mooooooolto carino che io legga il giornale la mattina, ma io invece non sono circondata da psicologi e vorrei – tanto – esserlo, e poter imparare, sperimentarmi e crescere. Anche parlando di attualità, eh! Non riesco a pensare ad uno psicologo che non ne sappia.
So parlare di attualità, ma anche un po’ di cinema, di libri, di me, di cartoni animati anni ‘80 e anche di Neon Genesis Evangelion, di siti internet erotici, del più e del meno (che è il mio argomento di conversazione preferito). E se qualcosa proprio non la conosco, mi piace anche ascoltare e che mi venga spiegata. E fare domande. Ed essere curiosa.
Bu.
11 Ottobre, alla fine ne parlo pure io
Il 14 Gennaio 2006 è successo qualcosa di bello. O almeno, a me era parso molto bello. E intelligente. Ecco, il 14 Gennaio 2006 è successo qualcosa di intelligente. Casualmente due manifestazioni erano state convocate per lo stesso giorno: a Milano le donne sarebbero scese in piazza in difesa dell’attacco alla 194, non il primo nè l’ultimo di una lunga serie, lo slogan era usciamodalsilenzio, ed ha rappresentanto davvero uno dei momenti di confronto migliori tra le donne negli ultimi anni; a Roma, invece, la manifestazione aveva come parola d’ordine PACS, in tutte le sue declinazioni non un pacs indietro, pacs vobiscum, andate in pacs ecc. Due manifestazioni necessarie, frutto del confronto, la discussione, la rabbia, le idee.
I movimenti per i diritti civili, mi spiegò poche settimane dopo Annamaria Tagliavini della biblioteca delle donne di Bologna, hanno un andamento carsico: sono sotterranei ma sanno organizzarsi velocemente e riemergere sempre non appena certe conquiste vengono messe in discussione.
La convocazione contemporanea delle due manifestazioni non lasciò interdetto nessuno, eravamo tutt* consapevoli del fatto che il minimo comune denominatore di entrambe era la scelta, sul prorpio corpo, sui propri affetti, sulla propria vita: le due piazze erano legate da intenti comuni, visioni del mondo congruenti, non c’era competizione, solo ideali e passione.
Di diritti civili se ne deve, se ne dovrà, parlare ancora. C’è ancora tutto da fare, molto più che dire semplicemente che la Carfagna è una b********a. Spero ci sia ancora modo di discutere – anche e soprattutto a sinistra – di tutto quello che sembra essere stato spazzato via dalla tempesta della sconfitta elettorale, ma che giace là da qualche parte sotto le macerie, e che – se è proprio vero che è carsico – prima o poi salterà fuori.
Ho scoperto che l’11 Ottobre, a Napoli si terrà una manifestazioni organizzata dal tavolo di concertazione lgbt dell’assessorato alle pari opportunità. Napoli ama le differenze. Una manifestazione importante per il clima di omo/trans fobia crescente in un’Italia governata dagli amicidelvaticano.
Sicuramente non c’è nulla di intenzionale nella scelta di questa data. Ma che peccato, che decisione infelice!
L’11 Ottobre non andrò a nessuna manifestazione, ma se potessi andrei qui. Credo che anche le amiche e gli amici, le compagne e i compagni del movimento lgbtq dovrebbero, sinceramente, fosse altro per dare una svegliata a una sinistra che fino ad ora è stata sicuramente disattenta, e ha pensato – neanche velatamente – che i diritti civili fossero quella questione di cui occuparsi se avanza del tempo. Intanto, l’11 Ottobre si manifesta anche per “sostenere il valore della laicità dello Stato e riconoscere piena cittadinanza alle richieste dei movimenti Gay Lesbici Trans Queer per la pari dignità e l’uguaglianza dei diritti, e a quelle relative alla scelta del proprio destino biologico” (appello, punto 5).
Perchè tra diritti civili e diritti sociali non c’è alcuna contraddizione o subordinazione, i primi servono a chi non ha i soldi, perchè i ricchi sono già in grado di comprarseli. E forse, che non c’è contraddizione, non è un qualcosa che deve imparare solo una certa sinistra ma anche una certa parte del movimento che non riconosce ancora la centralità della questione sociale, o di classe, nelle discriminazioni che subisce.
Le coppette della luna
Caro Sarcotrafficante, ho una chicca per il tuo capo intrippato dai messaggi sulla confezione degli assorbenti.
Per la gioia delle ambientaliste sono arrivate le moon cup: coppette per raccogliere il sangue mestruale e da sostituire agli assorbenti interni… giuro, non è uno scherzo. Coppette di silicone riutilizzabili e che durano addirittura 10 anni. Le inserisci, le togli, le sciacqui, le rimetti. Per 10 anni. Le sterilizzi tra un ciclo e l’altro.
Siete già corsi in bagno a vomitare?
Secondo me le ha ideate un maschio, dai. Incuriosita da come cavolo potrevano essere fatte, sono andata a cercarmele su internet e – non ci crederete – ho addirittura trovato un video su youtube che ti mostra come utilizzarle. Facilissimo, dicono. Chiaro, se lo fai con la coppetta vuota e usando un bicchiere. Voglio vederti in un cesso pubblico magari in bilico, coi pantaloni bianchi e la tua amica fuori che ti tiene la porta…
Ricorrenze
Luna di Giugno festeggia la Breccia di Porta Pia (ma non aggiungo altro perchè ho la nausea a parlare sempre delle solite cose…).
Neanche Samuel Beckett
Le donne di Forza Italia fanno le ronde lungo il Terraglio (la strada che da Treviso porta a Mestre) in cerca di puttane. Armate di bandiere le fiere moralizzatrici marciano lungo le strade per restituire il decoro alla città trallallero trallallà e difendere i loro figli dalle grinfie di queste addescamaschi a pagamento. Orrore di chi vende il suo corpo. Blea pu pu!!!!! Arrivano le donne di forza Italia armate di bandiere e onestà! Rettitudine e determinazione. Le paladine della città sono scese in campo! Urrà urrà! leggetequi



