Nota a margine della nostra telefonata
Eri triste oggi, ti ho sentita. Abbiamo parlato un po’ del congresso di Rifondazione. Tu amareggiata, io meno, probabilmente non nutrivo le tue stesse speranza, non sentivo – non sento – una reale collocazione. “Non sono contenta che abbia vinto Ferrero, non sarei stata contenta neppure avesse vinto Vendola” ti ho detto “non sono contenta di questi congressi punto. Ma vediamo che ne nasce, da qui in poi. Non si è discusso nei congressi, speriamo di iniziare ora”.
Di cose di cui discutere ce ne sono tante, eh? A partire da quello che sta a cuore ad entrambe, per ragioni diverse. Chissà se i nostri amati diritti civili saranno ancora solo un qualcosa di cui occuparsi se avanza tempo a fronte delle grandi sfide per l’uguaglianza sociale che ci attendono, oppure se sarà normale, consueto, scontato, parlare di diritti civili e ancor più di diritti civili nell’ottica delle differenze di classe. Te lo immagini? Chissà se nella ridefinizione della sinistra avremo uno spazio alla pari o se saremo ancora gerarchizzate in nome di scelte ideologiche e discutibili.
Ricordi quando il giorno dopo la tragica sconfitta elettorale uscì sui giornali la lettera di Luca, il presunto operaio di Mirafiori che sosteneva di aver votato Lega perchè la sinistra parlava solo di froci e zingari? Tutti sull’attenti di fronte al Verbo… perchè l’operaio di Mirafiori fa parte del nostro inconscio collettivo come la mamma di Carlo Giuliani, valla a contraddire, ti prendono per blasfema. Ecco, tutti a ragionare sulla sinistra che non parla più agli operai, che si occupa solo di questioni borghesi. Boh, io credo che se la sinistra fosse stata in grado di parlare al movimento LGBTQ allora il movimento ci avrebbero sostenuti… il problema è che abbiamo parlato di froci e non ai froci, così come abbiamo parlato di lavoro ma non ai lavoratori. Qual’è la differenza?
Io voglio una sinistra che sappia parlare di diritti civili e sociali, voglio una sinistra che sappia parlare a me, che sappia che la precarietà è essere costretta ad avere una partita IVA con un unico committente (lavoro subordinato a tutti gli effetti) e avere l’angoscia di essere sbattuta fuori senza responsabilità se si rimane incinta! Voglio che si parli del mio diritto ad essere madre e non solo della difesa sacrosanta della 194. Voglio che si abbia il coraggio di dire che a fronte di un’incompatibilità legislativa si dovrebbe estendere il diritto all’autodeterminazione a partire dai 14 anni. Voglio che si riapra il dibattito sulla RU486, sulla legge 40 e sul testamento biologico. Voglio che venga rimesso in discussione il Concordato in nome dell’articolo 7 della nostra costituzione. Voglio una sinistra che non abbia dubbi sulle unioni civili e ancor meno sui matrimoni omosessuali.
Vorrei che la sinistra sapesse parlare anche di questo.
E lo voglio perchè desidero che la sinistra torni a governare. Perchè ho 27 anni e ne ho diritto. Ho diritto ad una sinistra che sappia che tra diritti civili e diritti sociali non c’è contraddizione: i diritti civili servono a chi non ha i soldi perchè gli altri se li comprano. Lo ha detto perfettamente Mara Carfagna affermando che i suoi amici gay non subiscono discriminazioni. Brava Mara, vorremmo vedere la dichiarazione dei redditi dei tuoi amici, così, tanto per farci un’idea. Perchè quello che vediamo noi, invece, è che vieni mobbizzato e sbattuto fuori se sei gay, ancor più se decidi per la transizione. E non è solo questione di lavoro…
Cara, di tutto questo tu ed io non abbiamo parlato oggi al telefono, ma ce ne sarà occasione, no? Forse abbiamo sbagliato luogo da cui partire, ma non temi sui quali spenderci.
A presto, cara.