La versione di Barney – Mordecai Richler
Noi amiamo questo libro. Amiamo Barney Panofsky, il suo essere cinico, dissacrante, bugiardo. Amiamo – Dio se amiamo! – la sua scorrettezza su tutti i fronti. La volgarità. Il suo essere così grottesco. Così grottesco. Noi amiamo il fatto che Barney, ormai vecchio, bevendo e fumando sigari, decida di scrivere la sua biografia per difendersi dall’accusa di omicidio mossagli dal nemicherrimo Terry McIver nel suo libro “Il tempo, le febbri”: Barney è uno a cui nonticiprovarearomperglilepalle, eh! Amiamo anche Mordecai Richler, questo Mordecai Richler.
Ale, dovresti leggerlo, magari quando hai finito di guardarti Dr House, eh eh!!!!! Intanto questo:
Clara aveva il terrore degli incendi. “Ti rendi conto che siamo al quinto piano e che non avremmo alcuna possibilità di fuga?” . Se qualcuno bussava alla porta senza preavviso rimaneva come paralizzata. Gli amici lo sapevano e si annunciavano sempre. “Sone Leo”, oppure “Sono l’uomo nero. Mettete gli oggetti di valore in un sacco e passatemelo attraverso la porta”. Il cibo troppo condito le dava il voltastomaco. Soffriva di insonnia, ma bastava farla bere un po’ e si addormentava come un angioletto – non che ci fosse da rallegrarsene troppo, perchè col sonno arrivavano gli incubi da cui si svegliava madida di sudore. Diffidava degli estranei e ancor più degli amici. Era allergica ai frutti di mare, e a chiunque non fosse pazzo di lei. Durante il ciclo soffriva di mal di testa, crampi, nausea ed era di un umore schifoso. Aveva terrificanti attachi di eczema. Teneva chiuso in un’anfora, conto il malocchio, un intruglio di pipì e unghie tagliate. Aveva paura dei gatti, soffriva di vertigini e se sentiva un tuono impietriva. Detestava i ragni, i serpenti, l’acqua, la gente. Ed io, lettore, questa donna l’ho sposata.
Sejo ha detto,
27 Luglio 2008 a 9:44 am
Belle le piccole contraddizioni, come amare questo Mordechai. Lui è uno e tutto, un insieme complesso di cose. Splendido, ad esempio, Quest’anno a Gerusalemme.
Lunadigiugno ha detto,
27 Luglio 2008 a 10:05 am
Appunto, quando dico che amo questo Richler intendo proprio che non amo quello di “Quest’anno a Gerusalemme”. Sei al lavoro di domenica?
Sejo ha detto,
27 Luglio 2008 a 4:55 pm
È la stessa persona. La stessa penna, la stessa coscienza, lo stesso vissuto. Senza l’uno non poteva esserci l’altro libro.
Al lavoro di domenica. Un’oretta e vado a casa.