“Chiave Minore” – Ibiskos

17 Luglio 2008 at 3:59 pm (consiglio)

…Martino è semi sdraiato nel suo letto rotondo, proprio al centro della sua stanza rotonda. Molleggia un ricciolo biondo fra le dita e pensa che lui morirà. E’ deciso, lui morirà, morirà con tanto sangue, e sarà talmente bello che tutte le stelle del cielo scivoleranno all’orizzonte…

Il primo racconto inizia così, ed è bellissimo. Il secondo lo è ancora di più. Il secondo racconto è soffice e mieloso, ricolmo di cuoricini e dolcezze. Ma per nulla scontato. Mi piace difendere il secondo racconto, perchè sembra non esistere eppure quando esiste diventa concreto. Parla di una gita estiva, e non ne parla affatto. E’ pieno d’amore materno, ed è passionale e violento. Chiunque legge ciò che desidera nel secondo racconto, io personalmente ho letto di un infinito, incessante, gioco di specchi in cui quattro personaggi diventano milioni, l’uno guardandosi nell’altro, l’uno guardandosi attraverso gli altri e mettendo in gioco la propria biografia senza ritegno. Alcuni colleghi, forse, parlerebbero di proiezioni e introiezioni che divengono ragnatela tra i personaggi… altri colleghi – è verificato – non riuscirebbero a cogliere altro che la rivalità tra due fratelli. C’è? Boh… non so se sia rivalità vera e propria o se si tratti di altro. Credo che ci sia nella misura in cui si vuole leggere quella storia. C’è dolcezza e melassa nel momento in cui si legge quella storia. Ma il racconto che ho letto io, è un altro. Quando lo leggo e lo rileggo, per me è semplicemente pieno di botole e passaggi segreti, che l’autrice dissemina qua e lè per catapultarci al di sotto della superficie e che non sempre sono immediati. Sembra una storia pallosa, a dirla tutta, ma poi cogli quella sfumatura che ti fa precipitare all’interno di un’altra trama nella quale ci sono nuovi significati e nuovi simboli che entrano prepotenti in gioco. Innocenti e spietati come solo i bambini sono e come solo i bambini sono capaci di farci diventare. Il secondo racconto non esiste… esiste solo quello che noi leggiamo tra le parole. Amo il secondo racconto. Amo il primo, il secondo e il terzo racconto. Ma soprattuto, al di là di tutto, io amo Francesca, l’autrice del libro. Francesca – davvero – è senza peccati.

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