Insight
La Duchessa: “Non credere mai di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro”.
Alice rise: «È inutile che ci provi», disse; «non si può credere a una cosa impossibile.»
«Oserei dire che non ti sei allenata molto», ribatté la Regina. «Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.»
Ken Park (2002) – di Larry Clark e Edward Lachman
Facciamo che vi guardate questo film senza leggere le recensioni in internet? Facciamo che vi fate questo favore? Facciamo che state lontani dal moralismo di chi ci vede una denuncia della mancanza di valori di una generazione martirizzata dalle proprie famiglie, di chi è riuscito a leggerci un grido di ribellione contro il vuoto attanagliante delle vite di quattro adolescenti spremuti da sesso e droga, “adolescenti che definire devianti sarebbe un eufemismo“. Facciamo che state alla larga da chi ha esaltato questo film, per la crudezza con cui alza il sipario su di una generazione vuota. Ma se volete davvero avere cura della vostra intelligenza non badate neppure a chi non riesce a non categorizzarlo come morboso e non ci vede nulla oltre la carrellata di comportamenti sessuali espliciti e controversi. Sesso ce n’è, anche troppo. Noiosetto, a dirla tutta. Patetico, nel suo voler essere a tutti i costi eccessivo. E – lasciatemelo dire – il risvolto edipico no no no, chedduepalleconstoedipovunque. Il sesso in questo film riesce ad essere così poco erotico. Non volgare, ma piatto, freddo. Senza erotismo, senza passione. Ce n’è molta di più all’inzio quando uno dei pro
tagonisti – Shawn, il mio preferito - tiene fermo il fratellino a terra costringendolo a dirgli che gli vuole bene. C’è passione quando il suo amico litiga col padre perchè a lui fare pesi non interessa. Lui va in skate! Zero erotismo. Tranne alla fine. La fine è innocente, leggera, è corporea. E’ fatta della loro materia. Adoro quei corpi così consistenti. Avvinghiati. Gioiosi. Giocosi. Si evocano a vicenda. Si plasmano. Adoro il loro bastarsi. Non è un film particolarmente coraggioso… è un film canonico, in cui la trasgressione è canonica. Segue perfettamente il mansionario del film scandalo. Ma a tratti stupisce e fa sorridere. Non solo parla di adolescenti… è il film stesso ad esserlo.
“Chiave Minore” – Ibiskos
…Martino è semi sdraiato nel suo letto rotondo, proprio al centro della sua stanza rotonda. Molleggia un ricciolo biondo fra le dita e pensa che lui morirà. E’ deciso, lui morirà, morirà con tanto sangue, e sarà talmente bello che tutte le stelle del cielo scivoleranno all’orizzonte…
Il primo racconto inizia così, ed è bellissimo. Il secondo lo è ancora di più. Il secondo racconto è soffice e mieloso, ricolmo di cuoricini e dolcezze. Ma per nulla scontato. Mi piace difendere il secondo racconto, perchè sembra non esistere eppure quando esiste diventa concreto. Parla di una gita estiva, e non ne parla affatto. E’ pieno d’amore materno, ed è passionale e violento. Chiunque legge ciò che desidera nel secondo racconto, io personalmente ho letto di un infinito, incessante, gioco di specchi in cui quattro personaggi diventano milioni, l’uno guardandosi nell’altro, l’uno guardandosi attraverso gli altri e mettendo in gioco la propria biografia senza ritegno. Alcuni colleghi, forse, parlerebbero di proiezioni e introiezioni che divengono ragnatela tra i personaggi… altri colleghi – è verificato – non riuscirebbero a cogliere altro che la rivalità tra due fratelli. C’è? Boh… non so se sia rivalità vera e propria o se si tratti di altro. Credo che ci sia nella misura in cui si vuole leggere quella storia. C’è dolcezza e melassa nel momento in cui si legge quella storia. Ma il racconto che ho letto io, è un altro. Quando lo leggo e lo rileggo, per me è semplicemente pieno di botole e passaggi segreti, che l’autrice dissemina qua e lè per catapultarci al di sotto della superficie e che non sempre sono immediati. Sembra una storia pallosa, a dirla tutta, ma poi cogli quella sfumatura che ti fa precipitare all’interno di un’altra trama nella quale ci sono nuovi significati e nuovi simboli che entrano prepotenti in gioco. Innocenti e spietati come solo i bambini sono e come solo i bambini sono capaci di farci diventare. Il secondo racconto non esiste… esiste solo quello che noi leggiamo tra le parole. Amo il secondo racconto. Amo il primo, il secondo e il terzo racconto. Ma soprattuto, al di là di tutto, io amo Francesca, l’autrice del libro. Francesca – davvero – è senza peccati.