civadolostesso

16 Luglio 2008 at 4:11 pm (politica)

Il tribunale di Genova ha condannato solo 15 dei 45 imputati per i fatti del G8, riconoscendo loro di aver agito come singoli (!) nei confronti di quei manifestanti rinchiusi a Bolzaneto: le minacce di stupro, i pestaggi, la “posizione del cigno”, i lacrimogeni in faccia, non sono tortura, perchè in Italia la tortura non esiste. Nessuno scalpore sui media, nessuna indignazione. Anche tra noi, dopotutto, c’è una sorta di rassegnazione latente… ci hanno abituati fin dalle primissime ore a una doppia realtà costruita ad hoc e resistente nonostante i nostri filmati e le nostre testimonianza … “L’hai ucciso tu, l’hai ucciso. Bastardo. Tu l’hai ucciso, col tuo sasso”… Tutto sembra dire che a Genova non è successo nulla, e se qualcosa è successo non è stato comunque troppo grave, e se è stato grave lo è stato per colpa dei manifestanti. E comunque è successo molto tempo fa.

Genova è stato più o meno l’altro ieri.

Tu ed io ci siamo conosciuti poco dopo. Ti prendo a prestito, come interlocutore, perchè – lo sai – io di Genova faccio fatica a parlare con chi non c’era e non ha visto la città invasa gioiosamente da chi, come noi, era sicuro di essere dalla parte del giusto e c’era andato lo stesso nonostante e proprio in virtù dell’uccisione di Carlo Giuliani. Civadolostesso.  Te li ricordi i genovesi che trasgredivano esponendo le mutande alle finestre e ci calavano nei cestini gli Abbracci del Mulino Bianco e l’acqua fresca? Genova era anche questo e non solo la puzza di lacrimogeni che ti attanagliava la gola. Non solo gli elicotteri bassissimi, le urla e il fumo nero. Genova è stata anche i cittadini per nulla spaventati che aprivano le porte per farci nascondere. Ma soprattutto, i legami che si sono creati dopo, pur provenendo da esperienze diverse e talvolta contrastanti. Eravamo, ci sentivamo, parte di qualcosa di nuovo, protagonisti di un cambiamento leggendario.  Non ci avrebbero fermati, ricordi? Parlavamo di tutto, ci incontravamo e ci scontravamo, ci contaminavamo l’un l’altro delle reciproche identità. Eravamo un caleidoscopio, hai presente? Anche nel partito tutto era in movimento, e sì che all’inizio la nostra attenzione per quel nuovomondopossibile era considerata eretica. Giuliano Giuliani è poi venuto più volte alle nostre iniziative a raccontarci una ricostruzione dettagliata e lucida delle ultime ore di vita di suo figlio. Quanto coraggio ci vuole a portare in giro per l’Italia quella storia rivedendo le immagini, ancora una volta, e un’altra ancora. Io quella scena ce l’ho stampata in testa. Quella foto… no, che hai capito? Non quella che ha fatto il giro di tutti i giornali, quella schiacciata, in cui sembra che Carlo sia ad una distanza irrisoria dal suo assassino, pronto a colpirlo con quell’estintore che sembra essere l’alibi perfetto. No, mi riferisco all’altra foto. Alle altre. Ma sai una cosa? Non è l’uccisione di Carlo ciò che mi fa ancora gelare il sangue. E’ il massacro della Diaz. E’ Bolzaneto. E’ il sangue sul termosifone e quello trascinato per le scale. E’ il racconto delle torture. La negazione delle torture. Perchè di torture si tratta, qualunque cosa dica il tribunale di Genova. Torture. Potevamo essere tutti quel giorno, davvero. Ci siamo solo trovati nel posto giusto o forse in quello meno sbagliato. Non abbiamo corso più veloci, non avevamo il servizio d’ordine più organizzato. Abbiamo solo avuto più fortuna. 

E abbiamo deciso di rimanere da questa parte. Anche ora. Nonostante e in virtù della sentenza del tribunale. Nonostante e in virtù del fatto che grazie all’ndulto quasi nessuno sconterà la pena. Civadolostesso.

Il resto, lo dici bene tu, come sempre. “Star dietro agli sviluppi del processo di Genova 2001 ha più o meno il sapore del rito”. Capisco cosa vuoi dire, ma non riesco a condividerlo fino in fondo, non in quello che intuisco essere il tuo tono. I riti sono importanti, che lo vogliamo o no che ci piaccia o meno, come i simboli e come i rapporti umani. Hanno il loro significato e stare dietro a quei processi, beh, è un grumo di significati…

1 Commento

  1. Alessandro Squizzato ha detto,

    Anche a me sono rimaste più impressi le immagini della Diaz e il pensiero di Bolzaneto.
    Ci si vede più nitida la razionalità della repressione brutale, il fatto che sia studiata e preparata. L’impotenza chi ci si strova in mezzo, privato di valore.

    I riti.
    Certo che i riti sono importanti. Sono importanti per presidiare nel tempo ciò che si è conquistato, nella società come nella propria identità. Serve per conservare chi siamo, che valori abbiamo.
    Questo rito poi ci serve per restare vigili e ricordarci cos’era genova, perché eravamo lì.
    Però a ogni processo, a ogni sentenza, a ogni iniziativa su Verità e Giustizia vedo che ci scappa sempre qualcosa. E’ un rito che difende noi ma non ciò che celebriamo perché ad ogni sentenza e ad ogni servizio giornalistico ce ne stanno staccando un pezzo.
    Per questo l’ho scritto con quel tono di voce…

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