Neon Genesis Evangelion è epistemologicamente corretto
A”Chi sei?”
B”Shinji Ikari.”
A”Quello sono io.”
B”Io sono te. Ciascun individuo ha dentro se stesso un altro se stesso. Ogni individuo è in effetti costituito da due diversi se stessi.”
A”Due se stessi…”
B”Il se stesso che è soggetto osservante e il se stesso che è soggetto osservato. Ogni oggetto di osservazione ha però natura molteplice, ed esistono quindi molteplici Shinji Ikari. Lo Shinji Ikari che è dentro il tuo animo, lo Shinji Ikari che è nell’animo di Misato Katsuragi, lo Shinji Ikari dentro Asuka Soryu, lo Shinji Ikari dentro Rei Ayanami, lo Shinji Ikari dentro Gendo Ikari. Ognuno di essi è un diverso Shinji Ikari, ma sono tutti il vero Shinji Ikari.”
Sejo ha detto,
17 Luglio 2008 a 9:38 am
Splendido quanto evidente. Il dubbio è uno solo: le “G” le leggi dure o morbide? Il “Neon” è piano o tronco? E l’“Evangelion”?
Lunadigiugno ha detto,
17 Luglio 2008 a 3:20 pm
G dure ovviamente, entrambe… il resto è una bieca provocazione
… me lo avrai sentito dire mille e mille volte. Comunque sì, evidente e splendido… e chissà che pian piano si riesca a salvare quel cartone dalla deriva psicoanalitica delle sue interpretazioni. E’ costruzionista, no doubt!
Sejo ha detto,
17 Luglio 2008 a 4:13 pm
Era un dubbio. Ricordo mica come lo pronunci. Se ne parlava qualche mese fa a cena con i greci e si stupivano che io lo leggessi alla greca, con le tronche: neòn, evangHeliòn.
Lunadigiugno ha detto,
17 Luglio 2008 a 5:36 pm
Come sei finito a parlare di Evangelion dai greci?
Comunque ok… lo leggi alla greca… pensavo che mi prendessi in giro perchè sono Veneta
Sejo ha detto,
18 Luglio 2008 a 7:20 am
Con i greci si parla di tutto. Con Costantino si spazia dal periodo classico ai giorni nostri, facendo sempre una puntata – sovente grazie ad Aspasia – sulla pulizia etnica dell’Asia ellenica in èra moderna ad opera dei malvagi turchi. Sono dei cinefili militanti. Posseggono e ricordano a memoria migliaia di pellicole. Persone colte. Ci suggeriamo letture a vicenda. A volte ci regaliamo libri. Passare il tempo con loro è piacevole come poche altre cose.
Si prendono in giro le persone più fortunate, ragazza. Gli altri li si tratta con accondiscendenza, come con i fratelli o le sorelle minori. Quale delle te è Veneta? E quale è veneta? Quale italiana? Quale europea o adriatica o financo mediterranea? Ed asburgica? E che reca in dono il tuo corredo genetico, con quel cognome così bizzarro? La tua storia familiare, anche quella sconociuta, quanto influisce sulla tua identità? Se pensassi che sei solamente «Veneta» non ti rivolgerei parola. Gli uomini – e le donne, nel caso t’impuntassi ad una lettura di genere della lingua – ad una sola dimensione sono pericolosi.